venerdì 17 settembre 2010

L'IMMIGRATO

Ciao, mi chiamo Franco e sono siciliano. Siciliano dell'Etna. La Montagna, come la chiamiamo noi. Per anni ho lavorato nel mio paese importando birra. Io amo la birra. La birra mi emoziona. Cioè, certe birre. Così ho iniziato a girare. Volevo capire come si facesse, chi erano gli uomini che la facevano. Volevo vedere dove nasceva. Poi mi sono deciso. Ho trovato un posto meraviglioso, del luppolo stupendo e mi sono trasferito. In Belgio. Sembra assurdo, vero? Un italiano che va a fare la birra in Belgio, in casa dei migliori produttori. Però avevo le mie idee. Volevo lavorare naturale e pulito. Volevo cercare di far esprimere a quel territorio il meglio possibile. Senza compromessi. Ho fatto prove, ho commesso errori, qualcuno beveva le mie birre e mi guardava storto. Ma poi. Ma poi tutto piano piano ha cominciato ad andare meglio. Le birre piacevano sempre più. La gente ha cominciato a volermi bene. E sono diventato più belga dei belgi. E' non è un lieto fine?
Questa è una storia vera o simil-vera. Basta invertire i paesi, mettere vino al posto di birra, e chiamare il nostro uomo col suo vero nome: Frank Cornelissen.
Perché il nostro Frank lavorava come importatore in Belgio appassionandosi negli anni a certi vini, naturali o bioqualcosa, comunque diversi e il nostro Frank ha poi deciso di andare in giro a vedere chi e come si facevano questi vini girando mezza Europa con spirito pragmaticamente (si fa per dire) nordico e il nostro Frank alla fine si è deciso a prendere, pur avendo tutta l'Europa a disposizione, un appezzamento proprio su di un vulcano discretamente attivo, in una zona dove, diciamo, ti fai una certa idea del vero significato dell'espressione Potenza della Natura
Il nostro Frank inizia così questa avventura nel 2000 nei 12 ettari della sua tenuta di cui 8,5 a vigneto ad alberello e il nostro Frank ci dà tutti dettagli sul suo sito
Al nostro Frank devo delle scuse perché nel corso degli ultimi 3 anni ho sentito i suoi vini in varie manifestazioni e non mi sono mai piaciuti troppo, diciamo che li trovavo sottili ed esili come un filo di seta pur apprezzando l'impostazione del sapore, eppoi, all'improvviso, una sera li ho bevuti e sono stato colto da un rapimento mistico, per cui alla fine col nostro Frank forse non è una questione di scuse riducendosi la cosa al fatto che forse non ero pronto io o non erano pronti i vini e avevo cominciato ad ignorarli e quasi a snobbarli anche in posti come le enoteche francesi che parevano invase dai prodotti del nostro Frank o in blog di amici
Così sono debitore, se non al nostro Frank (che non conosco personalmente ma che giuro un giorno andrò a trovare a costo di scavalcare a balzi tutte le colate laviche di sua maestà l'Etna), perlomeno ai suoi prodotti di un tentativo di descrizione dell'estasi (laicamente) mistica per completare il mio salutare bagno d'umiltà. 

  Partiamo allora dal vino più semplice: Contadino 7. Che sta per il settimo anno di produzione e viene dalla vendemmia 2009. E' un assemblaggio di varie uve locali, bianche e nere. Tutto quello che non va nelle selezioni, viene messo qui. E lavorato nello stesso modo. E lavorato è una parola grossa. Qui la parola d'ordine è non-intervento. L'uva viene solo seguita, curata, niente viene spruzzato. mai e poi mai. Viene messa in giare di terracotta a macerare per mesi. E poi in bottiglia. Stop. E il prodotto arriva da noi. Ed è come se un pezzo di terra arrivasse sulle nostre tavole. Nel bene e nel male. Benissimo in questo caso. Ma c'è un'avvertenza: qui i parametri impazziscono, vanno fuori scala. Se tutti nella testa abbiamo il nostro bravo compitino fatto di sapori creati dall'esperienza, di sicurezze e paletti messi lì a rassicurarci, a dirci che le cose sono fatte così; se ciò che conosciamo come vino, e soprattutto come grande vino, è mediamente schedato, riconoscibile, riconducibile a qualcosa di già bevuto ed in grado di emozionare laddove spinge i parametri in alto; se è così per tutti, per quanto si possa essere aperti mentalmente, allora questi vini vengono a scuotere dalla pigrizia, a ripercuotersi nei nostri sensi come un canto ancestrale. Ecco, ancestrale. Che è un'amplificazione del concetto veronelliano di contadino. E' un concetto che ho già affrontato in vini come il Litrozzo Bianco de Le Coste: lo scavalcamento del gusto come lo abbiamo conosciuto fino a qualche anno fa, scavalcamento che assume la forma di una parabola impazzita producendo sensazioni che portano ad un futuro gustativo passando dal passato; come se questa parabola spazzasse via ogni nebulosa fra uva e vino, ogni fumosità simil-industriale (chimica in campo e cantina, legni piccoli e nuovi, acidificazioni e quant'altro), per porgerci un prodotto dalla semplice (non semplicistica) definizione. Bevibilità pazzesca. Questi prodotti ridefiniscono l'idea di vino, operano una frattura evidente tra prima e dopo. E questa frattura provoca lacerazioni, dibattiti i cui toni vanno dal dubbioso all'incazzato forte. Questi vini possono dare fastidio, non (solo) nel senso di interessi toccati, di annusamenti di mode destinate a sciogliersi col primo sole ("Tutti dietro al vino naturale adesso perché è in"): danno fastidio perché chi ci si appassiona, dopo fatica a tornare ad altri sapori, continuerà a bere altre cose, è naturale, e magari ad apprezzarle; ma sapendo che l'emozione è da altre parti. Niente ricerca di sapori insoliti, niente stadio-finale-del-degustatore-annoiato. Al contrario. Ritorno a sapori che più familiari non possono essere, moti quasi inconsci di piacere. Vini che scendono trasmettendo tutto il trasmissibile, che ci conducono ad una nuova frontiera per poi rendersi conto che abbiamo girato in tondo e la frontiera è casa. Come in Corman McCarthy.
Uscendo dal pistolotto a tratti mistico, com'è il Contadino 7?
Ha un colore accesissimo, un succo di fragola leggermente annacquato. E gli odori sono primariamente bucciosi (soprattutto pera) e con note di terra e una leggera pungenza da CO2. E la beva pare inarrestabile, senza liscezze eccessive ma appena rugosa da tannino mai urticante. Chiaro, siamo a livelli di consistenza non eccelsi. Ma tutti gli altri parametri amplificati lo portano nella sua dimensione più giusta: un grande vino da tutti i giorni. Nel senso che ne vorresti bere sempre e hai proprio, ma proprio, la sensazione che di una cosa così non ti stancheresti mai, anche a comprarne 360 e aprirne una al giorno. 85/100.


Munjebel 6: solo Nerello Mascalese, un taglio di 2008 e 2009. Un mix micidiale di freschezza e complessità. Una materia viva e cangiante, con continue evoluzioni nel bicchiere ma senza cedimenti ossidativi. Una dolcezza che mai lo rammolisce, mai si dissocia dal resto, che ricorda uva aromatica matura. Speziature a go go che non coprono il frutto ma ne sono parte fondante. Nulla pare aggiunto, nessun elemento che si dissoci dal resto, ma solo un lavoro sinergico tra alcool, estratti, tannini, acidità. La rusticità (nel senso di schiettezza e comunicatività non borghese) portata ai massimi livelli espressivi. Dimensionato ed equilibrato, nuovo/antico nel frutto. Un grazie al nostro caro Frengo e, umilmente, un 94/100.

13 commenti:

  1. DOVE POSSO TROVARE QUESTI VINI? ABITO VICINO A IMOLA. CIAO MUGELLESI IVANO

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  2. Bella domanda. Io li ho trovati nella bella enoteca Galli a Senigallia ma la cosa è che di Contadino ne aveva 6 bottiglie (altro fattore riguardo Cornelissen è che fa poche bottiglie e lavora molto con l'estero) epperciò già finite, mentre di Munjebel qualcosa deve avere ancora. Per completezza devo dire che Contadino costa sui 13 euro e Munjebel sui 27 mentre il vino di punta si chiama Magma e vai sugli 85. So anche che un'enoteca di vini naturali di Roma, Bulzoni, dovrebbe averli: dai un'occhiata al sito, io ho comprato qualcosa da loro, spediscono in fretta a poca spesa. Inoltre, se sei di Imola, conoscerai Diego e la sua enoteca Le Lune: grandissimo esperto e pieno di chicche e onestissimo nei prezzi.
    un saluto, Eugenio

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  3. Ora dovrei rigraziarti per il link, ma non vorrei che passasero per dovuti i complimenti per il pezzo da brividi che hai scritto. Non è semplice spiegare l'apertura mentale che ci vuole per avvicinare questi vini, spiazzano, stupiscono, alle volte terrificano. Non lasciano in alcun modo indifferenti. E sono fedele lettura del territorio.
    A presto!

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  4. Cercherò a tutti i costi i vini da te indicati ...mi incuriosiscono non poco!!Anche se quando si tratta di vini naturali o giù di lì parto sempre con il freno a mano tirato da casa!
    ciao GP

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  5. L'unico (grande) difetto dei vini di Frank è che i casi di bottiglie difettose (leggi imbevibili) sembra siano numerosi. A parer mio il gioco vale la candela. Andrebbe assaggiato anche il Magma se non costasse una cifra improponibile, quello è vero succo di vulcano: prendere o lasciare.

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  6. @GP: coi vini naturali devi cominciare a fare delle sbandate controllate (o "sgommate" come le chiamiamo noi in termini tecnici), per cui molla il freno a mano ed entra nel lato oscuro della forza.
    @ Gabriele Ferrari: per il link non c'è bisogno, anche se non ci si conosce di persona, il tuo blog mi è 'familiare' per le cose che dici e come le dici. Per le bottiglie difettose (anzi, di più, se dici imbevibili), non ne ho abbastanza esperienza ma giuro che lavorerò duro (=bere disperatamente ogni bottiglia reperibile). Perlomeno non dovrebbero c'entrare i tappi che, cito da Intravino, "non si tratta di silicone ma di “elastomere ad estrusione” Nomacork® Premium e poi che la discussione sui tappi è eccessiva in quanto 'Per noi produttori (dice Frank), sono chiusure per non fare scappare o dannegiare il nostro fluido che abbiamo prodotto'". Magma lo berrò presto e si, costa tanto (sui 90 euro), e l'ho solo bevuto 3-4 volte in fiere varie e, come ho già scritto, mi era sembrato il più buono della sua batteria che non mi aceca convinto granché.
    Hasta luego

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  7. In tutta onestà i vini di Frank li ho bevuti anche io solo 4 o cinque volte, più qualcun'altra alle fiere e di casi negativi nessuno. Ma spulciando in rete se ne leggono di ogni, per la variabilità da boccia a boccia e per le difficoltà di conservazione delle stesse. Lui stesso dice di conservare le bottiglie a non più di 16°. Sembra che col tempo e l'esperienza però i casi di bottiglie difettose vadano diradandosi. Poi c'è da dire che son vini senza compromessi, e c'è da mettere in preventivo che possono non piacere comunque. Il Magma lo trovo purtroppo caro, ma non dipende da lui, è che a quel prezzo trovo caro ogni vino, non ho mai speso così tanto. Credo il massimo sia stato 65 cucuzze per una bottiglia (che ancora conservo) di Coulee de Serrant... Invece se ti interessa posso girarti, ammesso di averla ancora, la mail con i prezzi che pratica lui ai privati e magari possiamo fare un piccolo gruppo di acquisto, io qualche bottiglia la prendo volentieri, sperando che non si sputtani nella mia cantina-sottoscala...

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  8. Concordo con la temperatura di conservazione,anche chi beve i miei vini consiglio di non metterli in forno / freezer prima di degustarli oppure di conservarli...per quanto riguarda il freno a mano tirato, beh avendo lavorato e imparato tutto da una azienda bio/ qualcosa,un po' di dubbi me li tengo stretti!!però sono sempre aperto a vedere ciò che di nuovo si prospetta.ciao GP

    P.S. una volta a un famoso produttore friulano gli si rifermentò in bottiglia il suo rosso fermo...molte persone, lui compreso, lodavano l'accaduto come buon segno della natura....
    AGh vol dla chelma-ci vuole della calma!! Per il lato oscuro Darth e l'imperatore mi hanno già chiamato...che la forza sia con te mio giovane padawan

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  9. @Gabriele: anch'io ho letto in rete i commenti più disparati, da gente che li esalta come nettare e ambrosia a chi dice che se vuole dell'odore di latrina, allora preferisce andare nel cesso d'un Autogrill. Per mia esperienza, difetti evidenti (volatili, ossidazioni, etc) non li ho mai trovati e, anzi, al contrario li avevo trovati troppo 'perfettini'. Se hai ancora la mail, giramela che ci dò un'occhiata: sui prezzi concordo, dopo anni selvaggi (formativi?) di acquisti folli, ora che posso bere stupendamente a cifre umane, tendo a comprare qualcosa di caro ogni tanto, assieme ad amici per poi berle insieme. Una curiosità sul prezzo di Magma: ho letto di uno che riporta le parole di Frank (come sempre è uno strano passaparola sulla rete) il quale avrebbe detto che calcolando i costi di produzione sia Magma che Munjebel dovrebbero costare uguale, però lui ha deciso di abbassare Munjebel e alzare Magma per permettere a più gente di bere una sua selezione.
    @GP: sull'eticità produttiva non posso mettere la mano sul fuoco quasi per nessuno. Diciamo quasi perché nelle aziende che frequento mi fanno vedere tutto, mi fanno toccare tutto e bere tutto perché per loro è sempre un piacere trovare un disgraziato (il sottoscritto) che si appassiona al loro lavoro. E molte delle aziende che ho visitato solo saltuariamente, mi hanno trasmesso questo piacere. E molte no. I vini di Frank dal bicchiere comunicano molto e 'naturalmente', ne devo aver bevuto delle bottiglie da solo senza nessuna conseguenza (la famosa digeribilità)a parte un leggero attacco di nervi perché erano solo 0,75 litri; l'altro passo necessario sarebbe andare a toccare con mano.
    salutoni da Yugiuankenobi.

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  10. Scrivimi sulla mail, che ti giro quella di Frank.
    Ho sentito anche io la storia sul magma e il munjibel, vero è che il magma è l'espressione di una singola vigna molto vecchia e che, quest'anno, la produzione è stata di 430 boccie.

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  11. vabbè, mi tocca fare il bastian contrario. Al di là dei vini, che trovo spesso semplicemente scorretti, con difetti che non possono giustificarsi con la semplice e presunta naturalità, ciò che più mi preoccupa e quale sia l'impatto sull'ambiente Etneo delle idee di Frank Cornelisen che, ovviamente, non hanno molto a che vedere con le idee di territorio.

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  12. I bastian contrari sono più che mai ben accetti. Sui vini devo dire che mi sono molto ricreduto dopo gli ultimi assaggi: bevuti in fiere varie, non li avevo trovati particolarmente scorretti, qualche volatile in eccesso e poco più, mentre trovavo limiti nell'espressività (questa è la marcia in più che hanno certi vini "naturali"); invece le bottiglie che descrivo qui (provate e riprovate, da sole o in mezzo ad altro) hanno un loro grosso punto di forza proprio nell'espressività (cioè, nell'estensione dei profumi unita ad una bevibilità assoluta).
    La questione dell'impatto sull'ambiente è molto interessante e dovrebbe essere uno dei motori della viticultura bio-qualcosa: come in ogni produttore che purtroppo non ho avuto modo di visitare e conoscere meglio, devo andare sulla fiducia e ascoltare quello che mi dice e poi giudicare quello che c'è nel bicchiere. E per Cornelissen dell'uva che non ha subito interventi, che subisce estrazioni/macerazioni lunghe e riposa in contenitori di terracotta, è la cosa più direttamente legata al territorio possibile. Ma, ripeto, tutto questo andrebbe visto sul campo.

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  13. certe forzature sulle rese su piante molto vecchie di nerello mascalese, ad esempio, con il rischio per le piante stesse, non è solo una questione di rame e zolfo.

    naturalezza d'espressione nei vini o estrema personalizzazione? se li metti in una cieca di etnei rossi, sei proprio sicuro che non li riconosci e perchè? naturali ce ne sono tanti altri, Chiara Vigo, di Fattorie Romeo del Castello, ma i profili ben diversi.

    è un bel personaggio, ma bisogna sempre valutare quello che si ha nel calice senza preconcetti. I suoi vini hanno spesso, il contadino in particolare, doti di grande bevibilità e digeribilità, ma una presunta ricerca della ideologia del giusto, non deve far perdere di vista il concetto estetico di bellezza. Dopo innumerevoli tentativi il magma ancora lo devo capire.

    ciao.

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